In passato, solo una piccola percentuale della forza lavoro era impiegata su turni. Recentemente, i modelli lavorativi si sono evoluti per rispondere alle esigenze del mondo moderno, portando a un aumento di questa modalità in cambio di vantaggi economici e servizi sempre disponibili. In Europa, si stima che circa il 17% dei lavoratori segua questi orari.
Il termine "lavoro su turni" non ha una definizione univoca, con questa espressione si indicano generalmente attività svolte al di fuori dei normali orari diurni o secondo programmi diversi dalla settimana lavorativa standard.
Nella letteratura scientifica è stato riportato come il lavoro su turni abbia un impatto negativo sulla salute dei lavoratori e sia, probabilmente, accompagnato da una maggiore incidenza di patologie non trasmissibili, come sindrome metabolica e malattie cardiovascolari. Infatti, tra i turnisti si è spesso osservato un incremento dei comportamenti che aumentano il rischio di queste malattie, come un’alimentazione poco salutare, mancanza di attività fisica, eccesso di alcol e fumo, sonno insufficiente ed eccesso di peso.
Sebbene non sia inevitabile, il lavoro su turni può alterare lo stile di vita. Le abitudini alimentari sembrano infatti risentirne, con un aumento delle occasioni di consumo, soprattutto di snack poco salutari, diete di scarsa qualità nutrizionale, una distribuzione irregolare dell'apporto energetico nell'arco delle 24 ore ed un conseguente impatto sul peso corporeo. Tanto che una revisione sistematica e metanalisi, che includeva 300 mila soggetti, ha concluso che il lavoro su turni potrebbe aumentare il rischio di sovrappeso e obesità, rispettivamente, del 25% e del 17%.
Rispetto all’attività fisica, invece, non è chiaro l’impatto del lavoro su turni, in quanto in letteratura sono stati osservati risultati contrastanti. Lo stesso si è osservato anche per il consumo di alcol, con vari fattori, come l'età, il sesso e il tipo di turno, che andavano ad influenzare le conclusioni degli studi.
In riferimento, invece, all’abitudine al fumo vengono segnalati tra i turnisti un maggior numero di fumatori e minori probabilità di smettere di fumare, rispetto ai lavoratori diurni. Infine, in letteratura sono state frequentemente descritte anche scarse qualità e quantità di sonno.
Ciò che è chiaro, tuttavia, è che queste abitudini, insieme all’alterazione dei ritmi circadiani, possono creare un ambiente metabolico favorevole allo sviluppo di malattie croniche.
Il nostro organismo segue, infatti, un ritmo interno di circa 24 ore, chiamato ritmo circadiano, che regola molte funzioni: sonno e veglia, produzione ormonale, temperatura corporea, pressione sanguigna etc. Il nostro orologio biologico è regolato da numerosi stimoli esterni, il principale è la luce diurna, altri includono l’attività fisica, le interazioni sociali e gli orari dei pasti.
Quasi tutte le funzioni corporee seguono un ritmo circadiano, pertanto, le interruzioni sistematiche e prolungate dovute al lavoro su turni possono avere ripercussioni sulla salute. A queste si aggiungono le ricadute comportamentali, come la tendenza a mangiare in modo sregolato o a fumare di più.
È chiaro, quindi, che il lavoro su turni possa avere un impatto importante sulla salute.
Come possiamo allora mitigare questi effetti? Fortunatamente, studi di intervento su popolazioni di lavoratori turnisti hanno dimostrato come alcune azioni di promozione della salute sul luogo di lavoro, come una maggiore disponibilità di cibi salutari, programmi di attività fisica, messaggi motivazionali, lotta al tabagismo ed altri interventi, abbiano prodotto effetti positivi su alcuni parametri di salute che possono abbassare il rischio di patologie croniche.
Considerando che una parte significativa dei pasti quotidiani viene consumata sul luogo di lavoro, è facile capire quanto questo ambiente possa influenzare cosa e quanto mangiamo. Il lavoro su turni, in particolare per i turni notturni, come detto in precedenza, può avere un impatto molto più consistente e complesso.
Bisogna, infatti, considerare che anche l’alimentazione segue il ritmo circadiano, l’uomo è infatti “programmato” per mangiare durante il giorno e dormire di notte. Chi lavora su turni spesso consuma i pasti ad orari irregolari, è esposto, in particolare durante la notte, a cibi poco salutari, come snack dolci e salati dei distributori automatici e tende a ricorrere di frequente a piatti pronti e ultra-processati.
Molto spesso, a rendere difficoltosa l’adesione ad una sana alimentazione, non è solo una mancanza di volontà nel compiere scelte salutari, ma anche la presenza di importanti barriere come fatica e stress accumulati, mancanza di tempo, accesso limitato ad opzioni salutari e assenza di spazi per conservare o preparare il cibo.
Come, quindi, è possibile organizzare l’alimentazione in modo da aderire, anche quando si lavora su turni, ad un modello di alimentazione salutare? Chiaramente non esiste un modello di alimentazione unico per i turnisti, ma alcune strategie possono essere d’aiuto per fare pasti equilibrati.
Per quanto possibile, anche con orari variabili, è utile strutturare l’alimentazione quotidiana, mantenendo un’impostazione basata sui tre pasti principali (colazione, pranzo e cena), composti secondo la regola del piatto smart, ed eventuali spuntini. In questo senso, pianificare in anticipo la giornata alimentare, in funzione del turno lavorativo, può essere un’ottima strategia per avere a disposizione cibi sani ed evitare di ricorrere alle macchinette o al bar.
Facciamo degli esempi pratici con due soggetti con nomi e professioni di fantasia. Nel primo il protagonista è Michele, operaio in un pastificio che lavora su due turni: mattina (6-14) e pomeriggio (14-22). Nel secondo esempio abbiamo un turno di notte (22-6) di Anna, medico di pronto soccorso, e uno smonto notte, ossia il giorno successivo al turno di notte.
Per il turno di notte è utile fare una distinzione rispetto al caso precedente, vediamo allora un esempio, di come Anna, medico di pronto soccorso, può gestire la sua alimentazione per il turno di notte e per lo smonto notte.
Nel giorno successivo al turno di notte, lo smonto notte, il rischio è fare confusione con i pasti a causa degli orari scombussolati.
L’ideale è dare priorità al riposo, al mattino, e prevedere un pranzo veloce ma equilibrato al risveglio (anche verso le 14:00). Questo può essere un momento critico, stanchezza e mancanza di tempo spingono spesso alla scelta di cibi pronti o insaccati. È bene quindi organizzarsi con anticipo in modo da avere in frigorifero e in dispensa alimenti che possono comporre un pasto salutare ma facile da preparare in poco tempo.
Ecco allora 3 idee di pranzi rapidi pronti in 10-15 minuti:
Tornando alla giornata di Anna, dopo essersi garantita un pranzo salutare secondo il modello del piatto smart, potrà fare, o meno, un piccolo spuntino nel pomeriggio, in base alle sue necessità, e poi cenare normalmente agli orari consueti. Può essere utile, al pomeriggio, svolgere un’attività fisica di qualsiasi tipo, purché piacevole, in modo da restare attivi e, al contempo, favorire il sonno alla sera.
Il lavoro su turni può mettere alla prova l’equilibrio dell’organismo, soprattutto per l’alterazione dei ritmi biologici e i cambiamenti nelle abitudini quotidiane. Tuttavia, non tutto è fuori dal nostro controllo, un’alimentazione varia, equilibrata e organizzata, insieme a uno stile di vita sano, può aiutare a migliorare il benessere quotidiano e a mantenersi in salute, riducendo il rischio di insorgenza di patologie croniche, nel lungo periodo.
Non bisogna puntare alla perfezione, ma alla costanza. Anche piccoli accorgimenti, come pianificare i pasti o scegliere spuntini più equilibrati, possono fare la differenza nel tempo.